Secondo il rapporto Istat relativo ai trasferimenti di residenza degli italiani relativi al 2019, il trend di italiani che si trasferiscono all’estero è in aumento, con 122mila cancellazioni anagrafiche per trasferimento all’estero nel 2019, gran parte delle quali è attribuibile alla ricerca di lavoro.
Regno Unito
La meta più gettonata risulta essere il Regno Unito: le cancellazioni anagrafiche dovute a espatri verso l’ex Stato membro dell’Europa ha infatti raggiunto il picco di 31mila nel 2019, ossia il 49% in più rispetto all’anno precedente.
Tale fenomeno è anche stato innescato dal fatto che molti italiani che si trovavano già nel Paese, senza però aver trasferito la residenza in esso, si sono ritrovati costretti a farlo a seguito della Brexit, finalizzata nel Gennaio 2020.
La città dove maggiormente si riversano i migranti italiani, secondo i dati riportati dall’Office for National Statistics, è Londra, culla del 51% della popolazione italiana residente in Inghilterra, e noi lo confermiamo vista la quantità di traslochi Roma Londra che stiamo facendo.
Germania
Al secondo posto delle destinazioni preferite dagli italiani compare la Germania, con circa 19mila espatri registrati nel 2019. Le città che hanno visto un incremento della popolazione italiana negli ultimi anni, secondo Destatis, sono Berlino, Amburgo e Brema.
Francia
La terza destinazione con il più alto numero di migranti italiani risulta essere la Francia, con una maggior concentrazione a Parigi, culla di ingegneri e artisti.
Spagna e Svizzera
Seguono Svizzera e Spagna, rispettivamente Zurigo e Berna e Madrid e Barcellona come città favorite, secondo le statistiche AIRE (Anagrafe Italiani residenti all’estero).
Non c’è da stupirsi di questi dati, dal momento che, tra tutti i paesi sopra menzionati, l’Italia figura ultima sia in termini di benessere soggettivo della popolazione, sia in termini di tassi di occupazione, come rivelano le statistiche OECD.
Perché ci si trasferisce all’estero
Il mercato del lavoro in Italia, infatti, non si rivela adeguato ad assorbire la forza lavoro disponibile e chi può, ha le conoscenze e la giusta propensione ad essere ‘cittadino del mondo’, porta altrove le proprie competenze.
È ancora presto per conoscere gli impatti che la pandemia di Covid-19 avrà sugli espatri, sui tassi e sulla ricerca di occupazione in Italia, così come negli altri paesi Europei.
Per ora, quello che si è verificato è stato che i livelli di espatrio si sono abbassati nei primi otto mesi del 2020, con un ritorno ai livelli quasi pre-Covid a partireda giugno 2021.
Questo è vero soprattutto per gli italiani in età lavorativa; da notare anche che il 25% degli espatriati possiede almeno una laurea di primo livello e che questo trend è in aumento.
Se gli incentivi per i rimpatri non verranno rafforzati e politiche di creazione del lavoro non verranno portate avanti, questi trend potrebbero aumentare e l’Italia potrebbe continuare a perdere preziose risorse.
Con questo non si vuole demonizzare la mobilità dei cittadini all’interno del suolo Europeo, frutto di decenni di politiche comuni volte proprio a incentivare gli scambi e a creare una comunità, già messa a dura prova da Brexit e spinte anti-europeiste;
tuttavia, non bisogna dimenticare che spesso, come nel caso dell’Italia, un elevato tasso di espatri è sintomo di una qualche mancanza da parte del paese di provenienza, che avrebbe invece tutti i vantaggi a curare e trattenere il proprio capitale umano.